Il turismo, una forza trainante per lo sviluppo economico mondiale, si manifesta come un fenomeno dal doppio volto, capace di generare opportunità di crescita e, al contempo, di infliggere gravi danni all’ambiente. Questo articolo esplora l’impatto del turismo sull’ambiente.
Il turismo rappresenta un occasione di sviluppo non soltanto per le già affermate economie occidentali, ma anche per i paesi più poveri e in via di sviluppo. Paesi ancora incontaminati, luoghi che non hanno conosciuto gli aspetti nefasti dello sviluppo umano rappresentano una meta ambita da parte del turista alla ricerca di luoghi d’evasione e di ristoro. È chiaro che l’afflusso indiscriminato di persone, abituate a livelli standard di vita molto alti e che dunque richiedono un alto consumo di risorse, può comportare gravi danni all’ambiente.
Dall’affollamento più o meno intenso di una determinata località turistica ne consegue di certo un impatto del turismo sull’ambiente locale, cioè una “pressione” ambientale (e sociale sul luogo). Maggiore affluenza di veicoli, maggiori emissioni di CO2, maggiore presenza di persone, incremento della produzione di rifiuti, necessità di costruzione di strutture ricettive aggiuntive, consumo di acqua e inquinamento delle falde acquifere sono solo alcune delle problematiche che i luoghi si trovano ad affrontare a discapito di un’attenzione e del rispetto dell’ambiente.
Troppo spesso abbiamo avuto notizie di spiagge piene di rifiuti, di picchi di consumi di energia elettrica negli hotel, di interminabili file di automobili e di località naturali che da incontaminate quali erano hanno subito un veloce processo di degrado.


I numeri dell’impatto di un turista medio
Per capire meglio l’entità del problema basta prendere in considerazione alcuni dati relativi all’inquinamento e ai consumi che un turista “medio” porta con sé recandosi in vacanza.
Il Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep) stima che circa il 14% di tutti i rifiuti solidi globali è prodotto ogni anno esclusivamente dall’industria turistica. I turisti occidentali sono abituati a mantenere i loro stili di vita del paese d’origine – anzi, si aspettano di poterlo fare – anche nelle destinazioni in cui si recano, producendo in media rifiuti compresi tra 1 e 2 chilogrammi ogni giorno: una media molto maggiore di quella delle popolazioni autoctone, spesso superate in numero dai turisti con rapporti anche di 10 a 1.
Un turista in vacanza consuma 3-4 volte più acqua di quella che consumerebbe a casa propria e lo stesso vale per la corrente elettrica. Risulta ovvio quindi pensare come in regioni particolarmente calde e aride il consumo di acqua turistico possa creare un serio problema alle popolazioni locali.
Altro dato dell’Agenzia Europea dell’Ambiente afferma che già nel 2000 il 7% dell’inquinamento totale delle acque del Mar Mediterraneo era causato dal turismo (basti solo pensare alla quantità di navi da crociera che solcano i mari). Uno studio, pubblicato nel 2019 dalla rivista Journal Nature Climate Change, ha stimato che il turismo sarebbe responsabile dell’8% delle emissioni di anidride carbonica dell’economia globale, cifra tre volte maggiore rispetto alle aspettative. Insieme ai viaggi aerei, gli autori dello studio hanno infatti incluso nel calcolo delle emissioni anche l’energia impiegata nel supportare le infrastrutture turistiche, tra le quali bevande, cibo e servizi.
Il settore del turismo è inoltre responsabile del 5% di tutte le emissioni e gas serra presenti in atmosfera. Non trascuriamo il problema rifiuti: la suddetta nave da crociera in un anno produce 50 tonnellate di rifiuti solidi e centinaia di migliaia di litri di acque reflue da impianti igienico-sanitari e cucine.
Cosa possiamo fare noi per l’ambiente
“I CARE” – Vogliamo condividere con voi l’impegno perché il nostro passaggio lasci solo una leggera traccia. Scegliendo strumenti per mitigare gli impatti climatici, riducendo le emissioni dei trasporti, evitando l’uso della plastica per favorire l’utilizzo circolare delle risorse; contenere l’uso del territorio da parte del turismo e favorire l’attenzione a siti storici/naturali preziosi ma fragili.